π "Scarica gratuitamente il primo volumetto d’Arte"
"Un percorso tra disegno e colore per chi vuole avvicinarsi all’arte con leggerezza
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"Un percorso tra disegno e colore per chi vuole avvicinarsi all’arte con leggerezza"
Appendice ai volumetti π
La scelta dei colori ad olio: la mia esperienza ππ¨
Quando iniziai a dipingere, negli anni della mia preparazione artistica, quasi quarant'anni fa nella Bottega di Anita, si usavano solo i colori ad olio della Rembrandt senza alcun medium, direttamente dal tubetto. Ottimo metodo se si vuole imparare davvero. Purtroppo però i tempi di asciugatura diventano molto lunghi. Ancora oggi considero i Rembrandt il top per la mia pittura: colori intensi, brillanti, con una resa straordinaria.
Negli anni in cui ho insegnato ho avuto modo di provare tante marche, anche per motivi economici. Alcune però non mi hanno convinta, eviterò il nome di queste marche e vi scrivo solo quelle che mi hanno dato i migliori risultati.
Come vi ho già scritto se volete dei buoni risultati evitate tutti i colori scolastici o comunque non suddivisi in serie.
π¨π I Lefranc, Windsor &Newton, i Maimeri Puro, i Rembrandt ππ¨
I colori che ho citato sono tutti passati attraverso la mia tavolozza e vi posso garantire che non ho mai avuto nessun problema. I loro pigmenti sono più che ottimi.
Della Maimeri puro il cobalto chiaro sembra l'antico azzurro dei dipinti delle vesti della Madonna, bellissimo!
Le terre della Rembrandt sono le migliori in assoluto e tutti in generale non mi hanno mai tradita.
Della Windsor & Newton la lacca viola è di una bellezza rara.
Della Le Franc il giallo indiano emana un calore avvolgente, vibrante, con sfumature di luce che sembrano catturare e riflettere la luminosità in modo unico.
Potrei scrivere per ore perché il mio amore per il colore è immenso ma...
In conclusione, ho imparato che un buon colore non è mai una spesa ma un investimento! Colori professionali garantiscono brillantezza, stabilità nel tempo e soprattutto il piacere di lavorare con materiali che rispondono alla tua mano.
E se non sapete come fare per scegliere i colori, rivolgetevi sempre a negozi storici che dell’arte hanno fatto la loro professione: lì troverete persone capaci di guidarvi e materiali scelti con cura.
A Cagliari potete rivolgervi da Incas Pisano in viale regina elena n. 9 ( https://www.facebook.com/share/19ho6Y4Gcm/ ) nel quale l'acquisto del materiale artistico diventa una fonte di ispirazione.
Spero di esservi stata utile e per ulteriori informazioni: π§ info@lisacartaartista.com
La Natura Morta
un viaggio silenzioso nel quotidiano,
dove ogni oggetto si trasforma in memoria e poesia
Ed ecco il terzo volumetto dedicato alla Natura Morta
Con grande piacere, presento il terzo volumetto interamente dedicato alla natura morta, disponibile nel pratico e comodo formato PDF. Questo lavoro è pensato per essere una risorsa utile per appassionati, studenti e chiunque voglia approfondire questo affascinante tema artistico. Spero che vi sia d’aiuto nel vostro percorso! Se avete domande, curiosità o desiderate ulteriori informazioni, non esitate a scrivere: π§ info.lisacartaartista.com
π "Scarica gratuitamente il terzo volumetto d’Arte"
Il Paesaggio: Profondità e Prospettiva
Il paesaggio è una finestra che si apre sull’anima del mondo, un quadro in movimento che parla alla nostra immaginazione e ai nostri sentimenti. Dalle vie animate delle città, ai sentieri delle campagne, dai riflessi mutevoli del mare alle vette che ci sovrastano, ogni angolo della natura e dell'ambiente costruito racconta una storia. Il paesaggio non è solo ciò che vediamo, ma anche ciò che sentiamo e viviamo. È lo specchio della meraviglia che ci circonda, e nei tramonti trova la sua voce più poetica, toccando corde profonde dentro di noi.
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Il nero non esiste (e il bianco nemmeno)
Siamo abituati a pensare ai colori come a qualcosa di definito, stabile, quasi oggettivo. Entriamo in un negozio e chiediamo con sicurezza: “una felpa nera”. Eppure, ciò che chiamiamo “nero” non è mai davvero tale.
In natura, il nero assoluto non esiste. Non esiste perché ogni superficie riflette sempre una parte di luce, anche minima. Quella che percepiamo come una superficie nera è in realtà un insieme complesso di variazioni: grigi profondi, riflessi freddi o caldi, vibrazioni che cambiano con la luce e con l’ambiente circostante. Lo stesso vale per il bianco, che raramente è puro: si colora di ombre, assorbe ciò che lo circonda, si trasforma continuamente.
Allora perché continuiamo a chiamarli “nero” e “bianco”?
Perché il linguaggio semplifica. Ci aiuta a orientarci, a comunicare rapidamente, a rendere il mondo più gestibile. Ma questa semplificazione ha un costo: ci allontana dalla visione reale.
Nel momento in cui nominiamo un colore, smettiamo — spesso — di osservarlo davvero.
Ed è qui che entra in gioco l’arte.
Disegnare e dipingere non significa riprodurre ciò che sappiamo, ma imparare a vedere ciò che c’è. Significa abbandonare le etichette per accogliere le sfumature, le differenze, le relazioni tra luce e materia. Un oggetto “nero” diventa così un campo di variazioni; un oggetto “bianco” una superficie viva, mai neutra.
Questo passaggio — dal nome allo sguardo — è uno dei momenti più importanti nel percorso di apprendimento, sia per i bambini che per gli adulti. È lì che avviene una piccola rivoluzione: il mondo smette di essere fatto di categorie e torna a essere fatto di percezioni.
Nel mio lavoro, accompagno gli allievi proprio in questo attraversamento. Non si tratta solo di imparare una tecnica, ma di affinare uno sguardo: più attento, più libero, più consapevole.
Perché in fondo, non dipingiamo i colori che conosciamo ma quelli che impariamo, finalmente, a vedere.